Tarocchi

FIABA e MITO

Ottimismo/Pessimismo.

Disse Aristotele: “L’amico della saggezza è anche amico del Mito”

I pensatori moderni che hanno studiato i miti e le fiabe da un punto di vista filosofico o psicologico giungono alla stessa conclusione indipendentemente dalle loro convinzioni originarie.

Mircea Eliade, grande studioso rumeno di miti, per esempio, descrive queste storie come “modelli per comportamento umano, che, da questo stesso fatto, danno significato e valore alla vita”

Molti ricercatori sottolineano le analogie fra gli eventi fantastici nei miti e nelle fiabe e quelli che hanno luogo nei sogni e nelle fantasticherie degli adulti. Esistono differenze molto importanti fra fiabe e sogni. Il più delle volte nei sogni il soddisfacimento dei desideri è mascherato, mentre nelle fiabe è per lo più espresso apertamente. In misura considerevole, i sogni sono i risultati di pressioni interne che non hanno trovato sfogo e di problemi che assediano una persona senza che essa possa risolverli; né i sogni stessi possono offrire una soluzione.

La fiaba agisce nel modo contrario: proietta l’allentamento di tutte le tensioni e non solo offre dei nodi per risolvere i problemi ma anche garantisce che sarà trovata una “felice” soluzione.

Noi non posiamo controllare quello che succede nei sogni (ameno che non si tratti di sogni lucidi di cui parleremo in un altro momento). La nostra censura interiore influenza quello che possiamo sognare a livello inconscio. La fiaba, invece, deriva soprattutto da un contenuto comune conscio e inconscio che è stato plasmato dalla mente conscia; questa mente conscia non è quella di una particolare persona ma rappresenta il consenso di molti (uomini e donne) circa quello che essi vedono come problemi umani universali e quello che accettano come soluzioni desiderabili. Se tutti questi elementi non fossero presenti in una fiaba, essa non verrebbe tramandata da una generazione all’altra. Soltanto se una fiaba rispondeva alle esigenze consce ed inconsce di molte persone veniva narrata molte volte, e ascoltata con grande interesse. Nessun sogno di una persona avrebbe potuto suscitare un tale persistente interesse a meno che non fosse rielaborato sotto forma di Mito, così come lo fu la storia dei sogni del Faraone nella Bibbia.

E’ generalmente riconosciuto che i miti e le fiabe ci parlano nel linguaggio dei simboli che rappresentano un contenuto inconscio, lo stesso linguaggio simbolico archetipico dei Tarocchi. Ecco il perché della loro efficacia. Nel contenuto delle fiabe vengono espressi in forma simbolica fenomeni psicologici interiori.

Gli psicanalisti freudiani si preoccupano di mostrare quale tipo di materiale represso o altrimenti inconscio stia alla base dei miti e delle fiabe, e come esse siamo in rapporto con sogni e fantasticherie.

Gli psicanalisti junghiani sottolineano inoltre che i personaggi e gli eventi di queste storie ricalcano e quindi rappresentano fenomeni psicologici archetipici e suggeriscono simbolicamente il bisogno di raggiungere uno stato superiore di coscienza individuale: un rinnovamento interiore che è ottenuto quando la persona può avvalersi delle forze inconsce personali e etnici.

Non esistono solo analogie fra i miti e le fiabe, ci sono anche differenze.

In termini semplici; la sensazione dominante comunicata da un mito è la seguente: questo è assolutamente unico; non avrebbe potuto succedere a nessun altra persona, o in nessun altro ambiente; simili eventi sono grandiosi, ispiratori di sacra meraviglia e non sarebbero mai potuti capitare a comuni mortali come voi o me. Il motivo non è tanto che l’avvenimento è miracoloso ma che è descritto come tale. Per contrasto, benché gli eventi che si verificano nella fiabe siano speso insoliti e assai improbabili, sono sempre presentati come ordinari, come qualcosa che potrebbe accadere a voi o a me o al vicino di casa durante una passeggiata nel bosco. Anche gli incontri più straordinari sono raccontati nelle fiabe in tono casuale, come se fossero faccende di tutti i giorni.

Una differenza ancora più importante fra questi due tipi di storie è il finale, che nei miti è quasi sempre tragico, mentre nelle fiabe è sempre lieto. Il mito è pessimistico, mentre la fiaba è ottimistica. In un mito un semplice mortale è troppo fragile per far fronte alle sfide degli Dei. Il pessimismo dei miti è esemplificato in modo superbo in quel paradigmatico mito della psicanalisi che è la tragedia di Edipo. Un mito non è una storia ammonitrice come una fiaba che, suscitando ansia, ci impedisce di agire in modi descritti come pregiudizievoli per noi. Il mito di Edipo non potrebbe mai essere interpretato come un ammonimento a non lasciarci coinvolgere in una costellazione edipica. Se una persona nasce ed è allevata come figlio da due genitori, i conflitti edipici sono inevitabili. Un bambino piccolo è completamente in balia di conflitti edipici: è l’inevitabile realtà della vita.

Mentre l’eroe mitico esperimenta una trasfigurazione nella vita eterna in cielo, il personaggio centrale della fiaba vive felice da allora in poi sulla terra, proprio come noi.

Queste crisi psicosociali della crescita sono fantasticamente abbellite e simbolicamente rappresentate dalle fiabe come incontri con fate, streghe, orchi, animali feroci e personaggi d’intelligenza e di astuzia sovra umana, ma l’essenziale umanità dell’eroe, malgrado le sue strane esperienze, è affermata dalla precisazione che egli dovrà morire come tutti noi. Gli eventi più inconsueti non rendono sovra umano l’eroe della fiaba, a differenza di quanto succede all’eroe mitologico. Questa genuina umanità fornisce al bambino che, quale che sia il contenuto della fiaba, essa consiste soltanto di fantastiche elaborazioni ed esagerazioni dei compiti che egli deve affrontare, nonché delle sue speranze e paure.

La saggezza psicologica delle varie epoche spiega il fatto che ogni mito è la storia di un eroe particolare: Teseo, Ercole, Ulisse, Re Artù. Non solo questi personaggi mitici hanno dei nomi, ma per lo più ci vengono nominati anche i loro genitori e gli altri personaggi principali del mito. La fiaba invece avverte chiaramente che parla di persone comuni, assai simili a ciascuno di noi. Titoli tipici come La Bella e la Bestia, Il piccolo principe, il brutto anatroccolo, Cenerentola, Cappuccetto rosso ……

I protagonisti delle fiabe vengono chiamati “una ragazza”, oppure “il fratello minore”. Se compaiono dei nomi, è chiarissimo che non sono nomi propri, ma generici e descrittivi. Ci viene detto che “era sempre sporca di cenere e per questo la chiamavano Cenerentola”. Nella fiabe nessun altro ha un nome; i genitori dei personaggi principali delle fiabe rimangono senza nome. Vengono menzionati come “padre”, “madre”, “matrigna”, benché possano essere descritti come “un povero pescatore” o “un povero taglia legna”. Se sono Re o Regine si tratta di trasparenti mascherature di padre e madre, così come dietro al un principe o una principessa si celano una ragazzo ed una ragazza. Fate, streghe, giganti e madrine rimangono senza nome facilitando in tal modo proiezioni e identificazioni.

I miti, le fiabe e i Tarocchi, rispondono entrambi agli interrogativi eterni: qual’è la vera natura del mondo? Come dovrò vivervi la mia vita? Come posso essere davvero me stesso?

Le risposte fornite dai miti sono precise, mentre la fiaba è allusiva; i suoi messaggi possono implicare delle soluzioni, ma essa non le presenta mai in modo esplicito.

Quale che sia la nostra età, soltanto una storia che si conformi ai principi base dei nostri processi di pensiero risulta convincente per noi!”

Liberamente tratto da “il mondo incantato” di Bruno Bettelhem

A cura di Annarella Birri per #olisticamoderna